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Ripartiamo da Gesù
di Davide Russo
Non è certamente un periodo facile quello che la Chiesa intera sta affrontando da un po' di tempo a questa parte, specialmente da quando il dramma degli abusi sessuali sui minori da parte di membri del clero sta uscendo allo scoperto, sotto gli occhi di tutti noi, che assistiamo con sdegno e preoccupazione all'evolversi di questa triste vicenda. Spesso con gli amici del seminario ci siamo chiesti come mai possa succedere tutto questo, come mai la stessa persona possa prima celebrare i santi misteri e poi compiere un delitto così grave, approfittando di bambini che, per loro natura, hanno bisogno di essere difesi, tutelati, accolti e protetti. Tutto questo mi dà sconforto e inquietudine, perché tale dramma getta su tutta la Chiesa ombre su ombre che coprono l'operato degli altri sacerdoti e religiosi che dalla mattina alla sera non si stancano di offrire nella carità il loro servizio verso gli ultimi ed emarginati, verso i poveri e verso la gente comune, per amore dei fratelli e del Signore. Tuttavia, penso che la chiave per svoltare dopo questo brusco arresto sia una sola: ripartire da Gesù e da quanto ci ha lasciato in consegna, "amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi".
Se agli occhi della gente non godiamo di buona fama, tanto che spesso si fa di tutta l'erba un fascio, è forse perché abbiamo perso il contatto con la gente semplice, con la quotidianità; forse stiamo diventando i cristiani della sola domenica, i preti della sola domenica, che gli altri giorni della settimana sonnecchiano. Di questo passo, il cristianesimo diventerà una realtà come tante altre, e andare in chiesa o frequentare la parrocchia saranno solo due delle tante altre attività che riempiono le nostre giornate. La nostra vita invece dovrebbe essere animata da una gioia contagiosa, sull'esempio dei primi discepoli, che non temevano alcun ostacolo pur di raccontare al mondo intero quanto il Signore aveva compiuto in loro, pur di annunciare che Gesù è il Cristo, che è veramente risuscitato dai morti, e che trasforma la vita di chi crede in lui, perché lo ricolma di un amore che nessun'altra creatura può donare! Di questo il mondo di oggi ha tanto bisogno: nonostante le apparenze, il nostro tempo è propizio, abbiamo qualcosa da proporre alla gente d'oggi, contrariamente a chi vuole tenere le persone sotto il giogo del non senso.
Preti innamorati del Padre, preti pieni di Spirito Santo, preti coraggiosi che sanno spendere la propria vita per la causa del Vangelo. Così vogliamo essere e di questi preti la gente ha bisogno. Piuttosto che metterci dalla parte di chi piange se stesso, perché si trova nel mirino dei "cecchini", servono scelte concrete, segni credibili che facciano intendere a tutti da che parte stiamo. Chi ha sbagliato dovrà pagare, stiamo dalla parte della verità, prendiamo le difese delle vittime di queste atrocità, partiamo da loro, pensiamo a loro, non c'è altra soluzione: come un medico per curare una ferita deve incidere la pelle, così affrontiamo anche la vergogna per quei sacerdoti che hanno abusato dei piccoli, se vogliamo rimanere coerenti con quello che professiamo. Saranno solo le doglie del parto, in vista di un nuovo rilancio.
Per questo motivo, un grande ringraziamento va al Papa, Benedetto XVI, il quale sta affrontando coraggiosamente e saggiamente la situazione, cercando di fare luce su quanto è accaduto, anche se questo richiede sofferenza, soprattutto per lui che è padre di tutti noi. È importante anche rilevare la particolare attenzione che ora nei seminari viene riservata alla formazione umana dei candidati agli ordini sacri, perché diventino pienamente uomini, crescendo in un ambiente che li faccia sentire liberi e sereni nell'andare incontro al Signore sulla via del presbiterato. Il Signore ci ha donato la vita, regalo più desiderabile non poteva farci, ed è bello offrirla a Lui con le parole del salmo: "Voglio cantare al Signore finché ho vita, cantare inni al mio Dio finché esisto. A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore".