Parrocchia SS. Crocifisso di Rosolini


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Eremo di Croce Santa

L'Eremo di Croce Santa è un luogo suggestivo, ricco di storia e di fede. Fede vissuta dai nostri Padri in questa valle da tempo immemorabile. Ci troviamo dinanzi ad un complesso sito archeologico. Da questo luogo sono passati santi eremiti, monaci vescovi, missionari incalliti, ferventi asceti. Vorrei ricordare il monaco santo Ilarione di Gaza, detto anche l'egizio; egli nacque a Thabata, nelle vicinanze di Gaza, nel 291 d. C. Ad Alessandria d'Egitto completò gli studi; nel 329 d. C. intorno a Sant'Ilarione si raccolse un folto gruppo di discepoli che formarono un primo monastero; a lui ben presto si attribuirono miracoli e prodigiose guarigioni ma questo accorrere di persone gli tolse la possibilità di vivere in solitudine per cui decise di iniziare a pellegrinare per liberarsi dai devoti che disturbavano la sua ascesi interiore. Nel 360 d. C. si recò in Egitto, poi in Libia; nell'anno 363 circa giunse nel porto di Pachino accompagnato da un giovinetto, forse era Esichio; portava con sé il Santo Evangelio, una croce, una bisaccia; nella Vita Hilarionis di San Girolamo si legge che dal promontorio di Pachino si inoltrò per circa venti chilometri sino ad arrivare in un romitaggio nel quale era in venerazione una Croce, celebre per i molti prodigi. Morì a Cipro, sua ultima tappa, all'età di ottant'anni. Ma ritorniamo al nostro Eremo. Questo che vediamo è il Secondo Eremo.
Il Primo Eremo è posto alle spalle di questo; il Primo Eremo è quasi del tutto crollato, restano due grotte raccordate da gradini, una cisterna e i resti di una chiesetta. Questo Secondo Eremo che osserviamo è ubicato ai piedi di un grande costone roccioso nel quale si sono rinvenute, nella parte superiore diverse tombe scavate nella roccia; la maggior parte di esse si presentano a camerette rettangolari con soffitto piano, prive di anticella o dromos, senza nicchie, ma a volte attrezzate con banchine laterali ricavate nella roccia. (Ne è rimasta una in pessimo stato). Appartiene al cosiddetto primo periodo siculo - come lo classifica il Prof. Paolo Orsi - che va dall'età neo ed eneolitica fino alla cultura del Castelluccio, XV sec. a. C. Ai lati, ovvero nelle pareti, si notano loculi incassati nella roccia dove veniva poggiato il defunto, due o tre per tomba. Qui si sono ritrovate manifatture del periodo del Castelluccio, ovvero, cocci di vasi prodotti di due industrie ceramiche, una indigena, ovvero del luogo, e l'altra importata. (Prof. Emanuele Umberto Muscosa).
Il costone è probabile sia crollato in seguito al terremoto del 786 d. C. al quale ne seguì un altro nel 1167 che distrusse interamente il complesso. Di questo incantevole luogo ne parla il famoso Abate Vito Amico nel suo Lexicon Topograficum; egli osanna la vetustà di questi luoghi e dice: "nella cripta di S.Teodoro, si può notare una antica croce, signum multis prodigiis celebre, la quale è conosciuta per i molti prodigi. Ed ancora, questo ipogeo rupestre è stato studiato da noti ed illustri personaggi come l'insigne Senatore Prof. Paolo Orsi il quale ne parla nel suo opuscolo "Chiese bizantine nel territorio di Siracusa"; di seguito il tedesco Dottor Giuseppe Führer che lo visitò con il rosolinese Notaio Faustino Maltese agli inizi del novecento e ne parla nella sua opera "Studi sulla Sicilia sotterranea"; ricordiamo ancora gli studi dell'archeologo Luigi Bernabò Brea nella sua famosa opera "La Sicilia prima dei Greci"; il Prof. Carmelo Sciuto Patti ect. Del complesso vorrei sottolineare la presenza dell'abside di una Prima chiesa che sembra essere la più antica crollata a causa del sisma del 786 d.C. Rimane ben poco di questa prima chiesa, prima in ordine di vetustà, ma chiari sono i segni del culto alla Croce Santa evidenziati dalla presenza di una cavità al centro del coro o meglio detto subsellium semicircolare. L'Eremo attuale dopo il crollo è formato a sinistra da un piccolo piazzale usato una volta dagli eremiti come "selva" cioè come piccolo orto dove produrre erbe curative o per alimentazione; a destra da una cisterna campanata usata come recipiente per la raccolta di acqua potabile e successivamente per la raccolta di cereali.
All'interno troviamo la chiesetta di San Teodoro, chiamata anche terza chiesetta; presenta una serie di affreschi, un vero e proprio programma pittorico; decenni addietro si potevano notare sul lato destro un santo monaco, forse Sant'Ilarione, la Vergine col Bambin Gesù, S. Teodoro, S.Stefano, nell'abside il volto di Cristo, sul lato sinistro S. Pietro, l'Annunciazione, S. Chiara, santi monaci vescovi. I pannelli del soffitto sono stati ripresi con ampie pennellate che hanno alterato i colori originali traendo in inganno sulla arcaicità dei dipinti; questo ambiente è stato prolungato e completato con una facciata in muratura. La quarta chiesa è la Grotta del ritrovamento o del bove; nel 1533 fu ritrovata la Croce Santa. Nel 1728 il Parroco Franzò ottenne il permesso di trasferire la Croce dall'Eremo a Rosolini nella chiesa matrice che allora portava il titolo di chiesa del Santissimo Sacramento; a seguito di tale traslazione venne chiamata chiesa del SS. Crocifisso fino ai giorni nostri. Da questo ambiente, attraverso dei gradini, si accede ad un vano; autori diversi lo ricordano per il sepolcro a baldacchino, altri dicono che si tratta di un tegurium, altri dicono che trattasi di un battistero, altri di ciborium. Questo ambiente presenta anche un loculo, adibito in seguito a giaciglio degli eremiti. Fino agli inizi del settecento il romitaggio dipendeva dal Vescovo di Siracusa; in seguito dipese dal Capitano Giustiziere di Rosolini. Nel 1792 sciolto definitivamente qualsiasi legame con la diocesi di Siracusa, il vescovo ritenne lecita la soppressione dell'Eremo. Chiese pertanto, la soppressione dell'Eremo di Croce Santa come istituzione religiosa; questo notamento venne redatto dall'Avvocato fiscale Grassellini appunto nell'anno 1792. tuttavia un eremita continuò a vivere anche contro la disposizione vescovile in questo luogo; sempre rimase luogo di preghiera e di ascesi; nel 1846, durante una grande carestia, il popolo volle riporre la Croce Santa in questi luoghi in cui era stata rinvenuta per impetrare la grazia della fine del flagello. In quell'occasione si ritirò un eremita che il popolo chiamò Fra Croce.


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